sabato, 07 febbraio 2009

dovrei studiare adesso, ma non ne ho per il cazzo

sono quattro anni che mangio merda e dovrei essere pubblicista, ma non lo sono

dovrei laurerami a luglio, magari per miracolo ce la faccio a settembre

ma io chi sono?

postato da: cinno alle ore 14:10 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, 19 settembre 2008

 

PAME--180x140

Chi è il misterioso accompagnatore mascherato di Pamela Anderson?

  1. Micheal Jackson, come affermano sicuri i tabloid britannici?
  2. Io;
  3. Lo Monaco, che si nasconde per sfuggire all'ira di Mourinho;
  4. Il prof. Alfonso;
  5. Adolf Hitler.

Lasciate il vostro voto tramite commento. Votate!

postato da: cinno alle ore 16:24 | Permalink | commenti (1)
categoria:
giovedì, 11 settembre 2008

Certa gente è pronta a negare l'evidenza più evidente, convinta che chi ti ascolta sia stupido, o quanto meno affetto da un qualche simpatico virus che ti inibisce le facoltà intellettive. Oppure, più semplicemente, certa gente ha capito che l'Italia è il paese dove si può fare tutto; dove, in sostanza, il concetto di democrazia è sostituito da quelli del permessivismo e del laissez-faire più totale. E quindi, a certa gente è permesso di andare in televisione a sparare vaccate a destra e a manca. Va bene che una delle regole non scritte della comunicazione dice che più alzi il tiro, più avrai posto in prima pagina, ma non facciamoci prendere la mano.

Dunque, ieri sera me ne stavo spaparanzato sul divano. Sembravo steso come un gatto sulla A-14. Mi stavo esercitando in uno dei miei sport preferiti, ovvero lo zapping forsennato. Da quando poi ho Sky, la situazione è peggiorata. Comunque, ad un certo punto càpito su una rubrica di Sky tg 24, una sorta di tavola rotonda incentarata sulle tifoserie di calcio, in particolare su quello che hanno combinato quelli del Napoli a Roma. Ci sono una conduttrice, un paio di esponenti di sindacati di polizia e commissioni di sicurezza varie, il legale del Napoli calcio e tale signor Cozzolino, membro del Napoli Forum. Scorrono le immagini dell'arrivo dei tifosi del Napoli a Roma Termini. Una falange compatta che urla <<ROMA ROMA VAFFANCULO!>>, molti brandiscono bastoni e altri oggetti contundenti, qualcuno particolarmente fantasioso accende un fumogeno. Dentro la stazione, badate bene. In sottofondo, la voce del signor Cozzolino, che esclama: <<Premesso quello che i napoletani hanno dovuto subire l'anno scorso a S.Siro dagli striscioni razzisti degli interisti (poco simpatici, è vero,ndb), io in queste immagini vedo soltanto gente che corre per andare sugli autobus e non perdersi almeno gli ultimi quaranta minuti di partita. E poi urlano cose che è normale sentire in tutti gli stadi. Perchè nessuno parla del razzismo che dobbiamo subire noi quando veniamo chiamati "Napoli fogna d'Italia"?>>

Non ho resistito, dopo una decina di minuti ho chiuso d'impeto la tv e mi sono infilato a letto, ma chi è che riusciva a prender sonno? Sono infine giunto alle seguenti conclusioni:

  • è vero che il razzismo serpeggia nel calcio, tra giocatori e tifosi avversari: non bisogna confonderlo col campanilismo e bisogna anzi ben inquadrarlo e combatterlo. Ma non bisogna utilizzarlo come scusa per fare quello che si vuole, come se portare il bastone allo stadio sia una degna risposta al razzismo stesso, tanto per spiegarci;
  • lo stesso vale per i cori offensivi;
  • io personalmente se corro in stazione per prendere l'autobus o il treno al volo non accendo un fumogeno;
  • mi sono stancato di sentir dire: "tifosi violenti". Tifo e violenza non si coniugano. D'ora in poi, mi piacerebbe senir parlare di "violenti", punto e stop;
  • molti tifosi non avevano il biglietto. Mentre si faceva notare questo in trasmissione, il signor Cozzolino, sfoderando un sorrisetto sardonico ed altamente inopportuno, mostrava il biglietto del treno. Ma che cazzo fai? Ma cosa minchia ridi? Smettila di fare il santo, il virtuoso, hai visto cosa hanno combianto i tuoi compari si o no? Hai visto come avete ridotto il treno si o no? Forse ridi per l'alta compiaceza del questore, che vi ha fatti partire lo stesso per Roma?
  • De Laurentiis: <<mollo tutto>>. Fa bene il preseidente a dire che sono dei facinorosi, discostarsene, ma onostante questo di violenti ce ne sono ancora. Perchè?
postato da: cinno alle ore 10:48 | Permalink | commenti
categoria:napoli, razzismo, tifosi
mercoledì, 10 settembre 2008

E se davvero l'esperimento di Ginevra causasse la fine del mondo?

S'impone, pertanto, la classica stesura di una lista delle 10 cose da fare assolutamente entro oggi, nel caso succedesse quello che qualcuno teme. Nota: tutte queste cose sono da eseguire rigorosamente nudi, ubriachi e con indosso soltando un paio di Ray Ban Wayfarer.

  1. Tenere una conferenza su Dante Alighieri dal titolo: "Dalla Divina Commedia al Divin Codino: storia de calco italiano dal '200 a oggi", sbeffeggiando chi fa domande con la vostra supponenza con frasi del tipo: "e tu chi cazzo sei?" o "ehi, ma quella è la tua ragazza o hanno vomitato nella sedia accanto alla tua?". Concludere la conferenza sboccando dentro ad un catino di zinco che verrà successivamente lanciato sulla folla;
  2. Defecare su un reperto antico, uno qualsiasi;
  3. Eseguire un concerto di air guitar in una chiesa, possibilmente piena di fedeli;
  4. Presenziare ad un concerto di musica classica, sottolineando il gradimento per l'esecuzione con dei sonori peti;
  5. Andare in uno strip club con Phelps (lo si convince a venire in Italia dicendogli che le Olimpiadi si stanno ancora svolgendo qui da noi e che quindi ha ancora la possibilità di vincere un altro paio di medaglie d'oro, così da superare la Francia nel medagliere), offrendo come mancia alle strippers le sue medaglie d'argento (quelle di bronzo le usa per le macchinette del parcheggio, o per prendere il carrello all'Iper);
  6. Fare di tutto per essere sorpresi da Zidane mentre si intrattiene more pecorino la di lui sorella. In questo caso è ammesso indossare la maglia di Materazzi;
  7. Colpire rietutamente in testa Blatter con la Coppa del Mondo, finchè non lo si convince ad esclamare: "sono un porco di merda con una faccia da culo pedicellosa e adoro cibarmi delle mie feci";
  8. Infilarsi di straforo in un pranzo di nozze disturbando ripetutamente i commensali con frasi del tipo: "come va vecchio maiale?", "ma la tua neo moglie non faceva l'attrice? L'ho vista ieri sera in Vacanze Anali sulla neve..." , "ehi, ma che diavolo?!...ah, scusa, è la tua faccia...sei messo male amico..." o "sa signora, per curare la sua artrosi le consiglio la fist-fucking terapia";
  9. Fare uno scherzo telefonico a Bush. Qui ognuno deve affidarsi alla propria fantasia;
  10. Dulcis in fundo: un'orgia con una ventina di modelle bisessuali ninfomani. Scontato? Non credo proprio.

Spero di non aver urtato la sensibilità di qualcuno, si caipsce che è solo una boutade, una occasione per riderci sopra. Se qualcuno ha dei punti da aggiungere alla lista è il benevnuto. Se il mondo oggi non finisce la lista è valida comunque per altre occasioni.

 

postato da: cinno alle ore 10:49 | Permalink | commenti (3)
categoria:
domenica, 22 giugno 2008

Sembrava che il Portogallo, dopo la finale persa in casa quattro anni fa, si sarebbe preso la propria rivincita vincendo questi europei. Sembrava. Poi sono arrivati i tedeschi (che ho dato vincenti a Vienna il 29 giugno, giorno della finale, già prima che il torneo iniziasse), che hanno impartito una severa lezione fisica (come sempre) e tattica (novità) ai lusitani. Che il Portogallo sia entrato in campo troppo sicuro? Che Felipao pensasse già al Chelsea? Oppure, come sostengono i cabalisti, fare troppo bene al primo turno ti porta inevitabilmente ala sconfitta nella fase successiva?

hiddink3_gallery__470x344,0Molte sono le analogie con l’Olanda. Premetto che ho visto solo fino al primo gol russo, ma mi è bastato e avanzato per capire che i ragazzi di Hiddink (che ha appena pubblicato il volume: “Dimagrire con Hiddink”) se la sono meritata, la semifinale. L’Olanda ha fatto un girone di qualificazione perfetto, asfaltando tutti: ha vinto nettamente contro l’Italia, ha rifilato un poker alla Francia e visto che c’era, ha vinto pure contro Romania, San Marino, la Primavera dell’Inter, la nazionale ungherese di pallanuoto maschile e la nazionale cantanti. Poi, ai quarti, il patatrac. Al contrario la Russia, analogamente alla Germania, ha faticato di brutto nel girone, cogliendo la qualificazione all’ultima partita. Come la Turchia (che culo però). Come l’Italia.

E qui si arriva alle analogie con gli azzurri. Storicamente la Nazionale ha fatto bene quando ha sofferto nella fase a gironi. Esordire con un 3-0 dall’Olanda e pareggiare 1-1 con la Romania non mi sembra un inizio adatto ai deboli di cuore. Poi però con la Francia le cose sono cambiate. Solite dichiarazioni di rito: siamo un gruppo che è uscito rafforzato-possiamo battere chiunque-etc etc…Però è indubbio che gli azzurri sono più consapevoli dei loro mezzi. Stasera sotto con la Spagna. Ci mancheranno Pirlo e Gattuso: dopo un inizio ad immagine e pirlo_a02somiglianza di praticamente tutta la squadra, i due erano apparsi in gran spolvero contro i francesi. Pare toccherà ad Ambrosini (Oh mio Dio) più ballottaggio Camoranesi/Aquilani. Io propendo per il secondo; d’altronde, lo stesso italo-argentino ha affermato di non stare disputando un buon europeo. Loro si permettono il lusso di tenere Fabregas in panchina Anche noi lo abbiamo fatto con De Rossi, poi si è visto come è andata. La Spagna ha fatto un gran girone, l’Italia ha sofferto. La matematica non è un’opinione, ma il calcio non è mica una scienza esatta. Così, se volevate sapere chi vince, siete rimasti fregati. Tanto gli europei li vince la Germania. Ricordo ancora una frase di Lineker: <<il calcio è uno sport dove si gioca undici contro undici e alla fine vince la Germania>>.

postato da: cinno alle ore 10:46 | Permalink | commenti
categoria:nazionale, quarti, pirlo, hiddink
sabato, 21 giugno 2008

E’ arrivato <<Firefox 3>>, ora si naviga più veloci

 

mozilla_firefoxDopo circa due anni di attesa, martedì scorso è finalmente arrivato Firefox 3, detto anche “Gran Paradiso”. Si tratta della terza versione dell’unico browser che sia finora riuscito a mettere in crisi il monopolio di Microsoft Internet Explorer e oggi detiene il 29 per cento del mercato europeo. Per averlo, basta andare sul sito della fondazione no profit che lo sviluppa, Mozilla Foundation e scaricarlo gratuitamente. Il nuovo browser offre, oltre al rinnovamento grafico, ben 15 mila novità. Fra le più incisive, protezioni integrate e automaticamente aggiornate contro il phishing e contro i virus. E per chiudere in bellezza, firefox 3 si presenta anche come il più snello e rapido navigatore mai esistito: corre 9,3 volte più veloce di Internet Explorer 7.

 

 

PoGo stampa le tue foto senza usare l’inchiostro

 

La Polaroid si lancia nell’era della fotografia digitapolaroidle con un nuovissimo prodotto: si chiama PoGo, è una stampante di foto digitali a colori portatile (grande quanto una mano, può fare uscire sino a 15 foto consecutivamente) e costa 150 dollari (95 euro circa). Inoltre, PoGo è anche molto rispettosa dell’ambiente: grazie alla tecnologia Zink, infatti, la stampantina non utilizza l’inchiostro, ma incide le immagini attraverso il calore che fa sciogliere i cristalli di colore contenuti bella speciale carta che essa utilizza. Per collegarsi al computer, telefono o fotocamera digitale, PoGo utilizza la tecnologia Bluetooth, oppure un semplice cavetto Usb.

 

 

Radiazioni da cellulare, il record è di Motorola

 

cellulariOrmai tutti sanno che i telefonini emettono radiazioni elettromagnetiche. Il problema è stabilire la loro reale pericolosità. Nell’attesa di avere risposte scientifiche in merito, è meglio scegliere i modelli a bassa emissione. A tal proposito, la rivista tecnologica Cnet ha condotto alcuni test e ha poi pubblicato un archivio in cui si registrano i livelli di radiazione emanati da ogni tipo di cellulare attualmente in commercio. I peggiori modelli di questa speciale graduatoria sono tutti di marca Motorola (V195s, Slvr L6, Slvr L2, W385). Mentre fra quelli meno pericolosi si segnalano i modelli LG KG800, Motorola Razr V3x e Nokia 9300.

 

postato da: cinno alle ore 14:12 | Permalink | commenti
categoria:browser, mozilla, cellulari, motorola, radiazioni, polariod
venerdì, 20 giugno 2008

Un anno fa iniziavo la mia avventura come addetto stampa al Giro d'Italia a Vela. Dopo la fine, avevo scritto una piccola pagina di diario che intendeva riassumere quell'esperienza: ve la ripropongo. Buona lettura.

P1010498

Il 22 giugno 2007 è ripartito il Girovela. Il mio primo Girovela. Mi hanno da poco assunto come addetto stampa. Si parte da Trieste, dove arrivo con Cino, padre e padrone della kermesse da quando è iniziata, diciannove anni fa. Il capo è chiaro: <<Dovrai scrivere i comunicati in questo modo: prima una parte generale sulla regata che si è svolta; poi, la seconda parte va dedicata alle singole barche. Dipende dalla zona in cui si svolgono le regate, o se qualche imbarcazione si è particolarmente distinta>>. Diretto e conciso, non ci si può sbagliare. Arrivati a Trieste ci si renderà conto che non è affatto facile: non conosci nessuno, ne quelli degli equipaggi ne gli altri componenti dell’organizzazione. Poi ci sono i soliti problemi tecnici, tipo l’introvabile connessione internet per inviare i comunicati stampa; senza contare che per stilare questi comunicati bisogna seguire le gare. Allora avvicino il giudice di gara Nicola, altra istituzione del Girovela, e stabilisco con lui l’accordo che mi permette di salire sulla barca comitato, e sarà così per tutto il mese. Il sole è bello forte sul golfo di Trieste, e la mia crema è drammaticamente rimasta in camera. La notte seguente sarà una lunga notte. Attraverso le voci un po’ distorte dei vhf sento nomi tipo “Alfa” o “Quebec”. Con la pazienza che si usa con chi è solito non capire nulla, Nicola mi spiega che quelle sono le lettere dell’alfabeto internazionale. Per fortuna non mi toccherà impararle tutte: le barche sono dodici, ogni barca una lettera. Comincio man mano a conoscere gente: i tre factotum dell’organizzazione Marco, Lorenzo ed Emanuel (Cino li chiama <<i miei uomini>>), la troupe di Sailing Channel (il montatore è Andrea, un messinese che vive fuori, come me), qualcuno dell’equipaggio.

P1050548Comincio anche a capire che molti giornalisti ti scambiano per un direttore dell’ufficio stampa: ti chiedono foto, video, permessi per seguire le gare su un gommone. Io emetto solo dei comunicati stampa, ma con estrema gentilezza devio le chiamate ti questo tipo ai diretti interessati (al fotografo del Girovela, o al regista di Sailing, o allo stesso Cino). Le conoscenze aumentano via via che il Girovela va avanti: alla terza tappa, Giulianova, di gente ne conosco già un bel po’. Importante, importantissimo: più conoscenze hai, più informazioni puoi ricevere se ne hai bisogno per i tuoi comunicati. Conosci anche città e paesi che magari non avevi mai visto. Chi c’era mai stato a Giulianova? O a Bisceglie? Impari a scoprire i posti migliori dove mangiare, sfruttando l’esperienza di chi ha fatto le precedenti edizioni. A Brindisi sai già cosa vuol dire “bordeggiare sotto costa”. A Crotone ci rimaniamo cinque giorni, perché la tappa successiva, quella di S.Maria di Leuca, è saltata: giorni d’inferno per il caldo e per le regate (per il troppo vento una viene rinviata). Inoltre è passato metà mese, la nostalgia di casa e la stanchezza cominciano a farsi sentire. Ma come la macchina del Giro va avanti superando gli ostacoli, così anche il suo addetto stampa non può certo tirarsi indietro: l’obiettivo è arrivare a Ostia. Ecco perché il Giro è un’esperienza che mi sento di consigliare: perché nonostante i momenti difficili vissuti, i nervosismi, le piccole incomprensioni vissute ogni giorno, sai che tutto questo ti fa crescere. Può sembrare semplice retorica, ma come si spiega il fatto che a Giro finito, qualche giorno dopo, tutto questo, difficoltà comprese, già mi mancava?

postato da: cinno alle ore 16:38 | Permalink | commenti
categoria:
giovedì, 19 giugno 2008
Norme PrivacyL'idea di privacy in rete si presta a diverse considerazioni. La prima si ricollega allo spauracchio della censura su internet: sembra un controsenso, ma anche la rete è soggetta a forti limitazioni. Il problema è però più complesso: il divieto di diffondere informazioni personali su un individuo, va effettivamente a ledere il grado di libertà di espressione della rete? Nel caos dovuto all'assenza di una legislazione adeguata, la risposta degli utenti di Internet sembra, allo stato dei fatti, essere: "chissenefrega". Questa leggerezza nel considerare questo tema è data dalla doppia faccia che la privacy assume sul web (e dalla scarsa sensazione di punibilità quando ci si trova in una di quelle faccie).
privacyIn sostanza: ciascuno di noi può essere su Internet come soggetto operante (se ha un sito, un blog, è in una chat, lascia un commento...) o come oggetto passivo (se qualcuno parla, scrive, carica immagini o filmati su di noi). Quando si è dalla parte attiva si hanno tutte le possibilità di rimanere nel più completo anonimato (almeno nei confronti della maggior parte degli utenti). Un nickname o un avatar spesso bastano a creare una barriere di privacy che solo il soggetto può, volontariamente, oltrepassare.
Se ci si trova dalla parte dell'oggetto, le cose si fanno molto più complicate: essere parte passiva ci rende succubi di ogni utente. Non abbiamo quasi mai la possibilità di difenderci sulla rete. Ancora peggio va nella realtà, dove è proprio la segretezza della maggior parte degli utenti (quindi, con ogni probabilità, anche di chi ha rivelato nostri dati sensibili) a impedirci di rivalerci su qualcuno per avere giustizia. Dulcis in fundo, di fronte ad una denuncia vengono spesso a mancare le prove: una pagina web può essere facilmente messa off-line e, dopo aver fatto il suo danno, non essere più a disposizione dei magistrati.

Seconda parte della lezione "Non c'è la legge quindi...".
Il copyright e il suo contro, il copyleft. La salvaguardia dell'opera creativa intellettuale "nell'epoca della sua riproducibilità tecnica" (per dirla alla Benjamin) è un tema difficile ma di grande attualità. Davvero illuminanti i lemmi di wikipedia precedentemente linkati, si consiglia la lettura. Per gli sfaticati un breve riassunto.
Copyright è l'insieme delle normative sul diritto d'autore. Esaminandole soprattutto in riferimento al mondo della rete, risulta evidente la difficoltà e forse lo scarso realismo del legislatore. In Italia, ad esempio, lo scambio (upload e download) di file protetti da diritto d'autore è reato penale, punibile con multe fino a 3000 euro e anche con la reclusione. Ma l'enormità del numero delle persone che scaricano quotidianamente film, canzoni, immagini, video, ecc. grazie al file sharing e al peer-to-peer garantisce di fatto l'impunibilità, quindi la reiteerazione del reato.
Il legislatore prova a prendere provvedimenti: per esempio nel 2007 con la direttiva Ipred2 il Parlamento Europeo ha sancito l'obbligo dei Service Provider di fornire dati personali degli utenti in caso di contestazioni da parte dei detentori dei diritti d'autore.
Chi sembra prendere provvedimenti più efficaci sono i grandi gruppi editoriali, i più danneggiati dalle tecnologie di scambio file su Internet. Alcune di loro hanno iniziato a diffondere gratuitamente i file (musicali soprattutto), usandoli come specchietti per le allodole di altre iniziative commerciali a pagamento (si paga il contorno per avere il piatto principale gratis).

Left, come sinistra (contrario di right=destra), ma anche e soprattutto lasciare. Di copyleft ho sentito parlare per la prima volta lunedì. Da quello che ho trovato sulla rete ho capito che è un concetto molto complicato.
Di sicuro si sa solo che esiste. Il copyleft è un tipo di licenza open che permette a tutti gli utenti di accedere al codice sorgente di un programma in maniera completamente libera e gratuita.
Particolarmente affascinante, anche per un non esperto informatico come me, il fatto che il copyleft sia caratterizzato da 4 libertà basilari
  1. la libertà di usare a propria discrezione e di studiare quanto ottenuto
  2. la libertà di copiare e condividere con altri
  3. la libertà di modificare
  4. la libertà di ridistribuire i cambiamenti e i lavori derivati

Cosa ancora più meravigliosa, la modalità di diffusione di una licenza copyleft. Con il mito di wikipedia e di altre iniziative dove altre persone si danno da fare per concedere gratuitamente qualcosa alla collettività, si può ben apprezzare l'idea iniziale di Richard Stallman, inventore del copyleft, di renderlo obbligatorio per i programmi derivati da sorgenti in copyleft. Questa grande idea, che apre e guarda verso una comunità globale, è però realizzata oggi solo nei copyleft forti, mentre quelli di tipo debole, dopo aver subito modifiche, vengono rivenduti licenziati da un tradizionale copyright.

Tratto dal blog di Eugenio Fedolfi. Mi toccherà offrirti una cena, o una quota di un'eventuale partita a calcetto al raquet...ci metto anche il carico da undici: non ti farò neanche mezzo fallo!

Piccola postilla al post, per rispondere ad un commento particolarmente accorato dello stesso Eugenio:

castoroRosicata deriva dal verbo "rosicare", contrazione di "rosicchiare". Nell'accezione originale, indica quel compulsivo atteggiamento degli animali roditori che li porta a rodere minutamente, a piccoli morsi, pezzi di legno o materiali di durevolezza e consistenza simili.

Comunemente, invece, rosicata è un termine che sta ad indicare quello stato d'animo di una persona a metà strada tra la pura invidia e uno stato confusionale generalizzato.

Nell'odierno gergo di internet, questo termine viene usato per indicare gli atteggiamenti di quelle persone che si rendono protagoniste (in generale sui forum o sui newsgroup, ma l'accezione vale anche per mailing list e per qualunque altro punto di ritrovo virtuale) di attacchi insensati e gratuiti verso altri utenti del web o anche persone del tutto estranee all'eventuale contesto virtuale.

Far rosicare, inoltre, è considerato uno dei fini ultimi, probabilmente il più importante, dei troll e in generale di tutte le azioni di trolling che si verificano sui forum e sui newsgroup. Quando il numero delle persone che rosicano è elevato ed il tono delle minacce a lui rivolte rasenta l'ambito personale, si dice, infatti, che il troll abbia in pieno raggiunto il suo scopo.


postato da: cinno alle ore 10:55 | Permalink | commenti (1)
categoria:
mercoledì, 18 giugno 2008

Cominciamo con le scuse. Lo so, non sarà il modo migliore di condurre un blog, questo: è già il terzo post, oggi, dopo una certa assenza. Ma le scuse ci sono.
Una banale, banalissima: è il mio primo blog, mi ci devo ancora abituare e...vabbè sembra di essere tornati ai tempi del liceo, quando venivo chiamato alla lavagna dalla temibile Prof. Pescetti (mate e fisica, materie dove non è che proprio brillassi ecco): <<eeehhh...professoresaaaa...non ho potuto studiareee...>> e all'immancabile <<perchè?>> (solitamente accompagnato da una faccia tipo Jack Nicolson in Shining) seguiva un <<sono dovuto andare al Camel Trophy>> o <<ero al matrimonio di mia nonna>> o addirittura <<sono stato in Argentina al funerale di mio zio Diego Armando>>.
La seconda è meno banale: ho dovuto affrontare due esami in un giorno, ieri: due bei trenta ottenuti isolandosi dal mondo e rinunciando agli aperitivi sulla spiaggia. Scherzi a parte, me li sono sudati e mi sono assentato così dal blog.
La terza, lo vogliate o no, è la seguente. Una piccola rifessione che propongo agli amanti dei nuovi media (chi pronuncia midia è pregato di uscire dal blog, please): solitamente i computer dovrebbero risolverti i problemi, non creartene di nuovi ed inaspettati. Dovrebbero aiutarti, ad esempio, a impaginare testi, non spegnersi e riaccendersi a loro piacimento.

Veniamo alla settima lezione e basta piagnistei.

Come una tecnologia influisce sul linguaggio.
linguaggioCome sempre le modifiche non vanno tutte nella stessa direzione: alcuni linguaggi si sono evoluti (internet e telefonino hanno raggiunto grandi livelli di rapidità comunicativa), altri sono involuti (sopra tutti il totem quotidiano tradizionale, che oltre a mantenere la sua fisiologica lentezza, ha anche abbassato qualitativamente il lovello della sua comunicazione).
La velocità di comunicazione diventa quindi un criterio fondamentale, un discrimine fra una comunicazione efficace e una inutile (ovviamente efficace o inutile a discrezione del mercato). Ma l'esigenza di velocità rende impossibile l'elaborazione e la cura di un linguaggio. Quale soluzione si prospetta all'orizzonte? La parola si ridurrà a semplice strumento di accompagnamento dell'immagine? A salvarci dal totalitarismo delle didascalie sarà la specializzazione del linguaggio, conseguenza inevitabile di quel processo ancora da venire che è una differenziazione dei target. Quando i vari comunicatori smetteranno di essere generalisti e si sceglieranno ciascuno una nicchia in cui sopravvivere, verrà naturale la creazione di un linguaggio dedicato, che unirà e fidelizzerà gli appartenenti ad una determinata nicchia (persino indipendentemente dal contenuto della comunicazione). Il giornalista tradizionale muore, ma nascono tante figure specializzate pronte a farsi largo fra la selva di copincollisti.

Propongo la seconda piccola (piccolissima) riflessione. Sul suo blog,
Eugenio chiude il discorso sulla lezione chiedendo: pronti alla sfida? Certo: siamo giovani e di belle speranze, se la sfida non la racogliamo noi chi deve mai farlo? La sfida, poi, in effetti è già cominciata. Sta a noi raccogliere il guanto.
L'epopea dei grandi giornalisti sportivi-cantori, per esempio, è già finita da un pezzo. D'altronde è il mercato che lo richiede. Ma come all'epoca esisteva già un linguaggio specializzato (vedi Brera), ora si è aggiunto il fattore-equazione nuove tecnolgie=velocità a restringere ulteriormente il campo. Il linguaggio giornalistico è sempre stato un'isola a sè, oggi ancor di più per quanto appena detto. Questo a dimostrare che i giornalisti sportivi sono sempre avanti. E scusate se è poco.

Vediamo in breve di capire perché.

Gain Paolo Ormezzano, brillante giornalista sportivo che ha ragionato sul proprio mestiere (nel suo saggio in “La stampa italiana nell’età della tv”), divide l’evoluzione del giornalismo sportivo in tre tempi ai quali dà etichette paradossali: amore, erotismo, pornografia. Il primo tempo è stato quello dei giornalisti cantori dello sport. Il secondo è caratterizzato dallo <<studiare, raffinare, legittimare, magari anche letterariamente, questo amore>>. La spiegazione che dà per il terzo tempo è: <<lo sport è ormai diventato un’immane, totale operazione di voyeurismo e la stampa scritta è lo strumento per una pratica documentata di esso>>.

foto ale1 001Facciamo un esempio. L’apporto della televisione, ovviamente, è fondamentale. Per questo la “Gazzetta” e gli altri fogli pubblicano con evidenza i programmi sportivi delle emittenti. La sera del 22 novembre 1997 quasi due miliardi di persone nel mondo hanno visto il derby Milan-Inter. La televisione mostra lo spettacolo in diretta attraverso la tv satellitare; la stampa, prima e dopo lo spettacolo, offre un ricco contorno fatto di anticipazioni, retroscena , opinioni degli allenatori, dei calciatori dei tifosi. Pettegolezzi, descrizioni e analisi dei personaggi (in campo ed in tribuna). Talvolta offre pure spunti moralistici. I, tutto con un linguaggio spettacolare e urlato, una titolatura forte e nera e diverse foto a colori. Il giorno dell’incontro il lettore della Gazza è stato salutato con questo titolo: FENOMENALE INTER-MILAN, con ovvio riferimento a Ronaldo.

Andare a braccetto con la tv satellitare ha favorito ulteriormente il linguaggio sportivo e la sua capacità di adattamento.

postato da: cinno alle ore 11:39 | Permalink | commenti
categoria:gazzetta, ormezzano
mercoledì, 18 giugno 2008
tv4Negli ultimi anni ha avuto luogo un'efficace digitalizzazione della radio e della tv che hanno sfruttato in modo immediato tutte le moderne tecnologie messe a disposizione. Oggi, mediante strumenti come lo streaming è possibile vedere in rete una grande quantità di contenuti che tradizionalmente guarderemmo in tv, oltre a visualizzare e scaricare filmati e scene che ci eravamo persi. Anche in questo caso l'interattività la fa da padrona.Lo sviluppo della televisione digitale e le sue interazioni con internet hanno delineato un nuovo panorama caratterizzato da:

1 aumento del numero dei canali e delle emittenti: sono sempre più diffuse le emittenti che trasmettono alcuni programmi o addirittuta completamente sul web.

2 nuove modalità di offerta: il webcasting e la webtv costruiscono palinsesti che non sono più basati sull'organizzazione dei ritmi e delle durate della messa in onda, ma in base alla costanza di temi e generi o all'individuazione di uno specifico segmento di audience, facendo uso delle modalità "near video on demand" ( medesimo programma o slot di programmi in continuazione) e "video on demand" (modello interattivo che consente al telespettatore di scegliere da un menù quello quello che gli interessa e modificare la velocità di visione).

3 nuove forme di consumo: interattività e personalizzazione

4 nuovi spazi di consumo: si assiste allo sviluppo di una relazione modificata tra lo spettatore e il suo spazio di fruizione che, grazie soprattutto al portabilità dei terminali di fruizione, può realizzarsi in qualunque luogo.Il fenomeno della digitalizzazione ha investito anche la radio, il cui crescente potenziale multimediale permette oggi di attivare le modalità di pay-per-listen o audio on demand che facilitano il rapporto interattivo con il pubblico.Ad ogni modo, che si parli di televisione o radio, risulta via via più evidente una progressiva convergenza dei media su un'unica piattaforma digitale, che permetterà di cambiare radicalmente le nostre abitudini e le nostre possibilità.

A proposito di interazioni, un esempio che si può portare alla luce è quello riguardante la Formula1. Ripercorriamone la storia dei diritti televisivi, nonchè la sinergia creatasi tra i vari media...

Formula One Management
La Formula One Management, abbreviata in FOM (nome completo Formula One Management Limited) è un’entità corporativistica privata in stretta relazione con i media e le questioni organizzative riguardanti la Formula 1. È stata fondata il 13 febbraio 1981, – numero di registrazione 01545332 – con sede operativa in Inghilterra, a Londra e finanziaria a Jersey. Ha un valore, stimato all’anno 2004, di 39,855 milioni di sterline inglesi. Strettamente collegata alla Petara Limited, controllata da Slavica Ecclestone, la FOM è una sussidiaria della Formula One Hoecclestoneldings e ultimamente, la Alpha Prema Limited. Al 2005 ha 209 filiali nel mondo. Si occupa di organizzare eventi sportivi in arene e stadi e della produzione di filmati e distribuzione video. (Fonte: ICC Directory of UK Companies). Pubblica la rivista ufficiale della Formula 1, Formula One Magazine, e lanciò inoltre nella metà degli anni '90 la televisione digitale sulla F1, chiusa alla fine del 2002 per problemi finanziari.
Il presidente della FOM è
Bernie Ecclestone (nella foto) che ha sempre mantenuto l’incarico sin dall’inizio dell’esistenza della compagnia nella forma corrente. Per osservatori e media la compagnia controlla l’organizzazione delle gare sui circuiti di Formula 1, nonché la produzione del filmato ufficiale annuale e delle riprese delle dirette televisive. Anche il contenuto del sito ufficiale della Formula 1 è controllato dalla Formula One Management. La FOM stessa, naturalmente, non ha un suo particolare sito definito. Finanziariamente, la FOM provvede agli investimenti parziali su circuiti e scuderie per portare la Formula 1 a una popolarità in quei paesi che ancora non ospitano una gara o che la detengono da poco tempo. La FOM mantiene i diritti commerciali sui nomi delle scuderie, il logo ufficiale della Formula 1, e tutti i contenuti dei media che riguardano la massima serie automobilistica. La coordinazione degli eventi di gara avviene tramite la Federazione Internazionale dell'Automobile o FIA. Molti contenuti sul sito ufficiale della Formula 1 controllati dalla FOM riguardano i regolamenti delle corse, stabiliti dalla FIA.
FOM ottiene un BAe 146, registrato come G-OFOM, simile alla Formula One Administration (registrata come G-OFOA).

Origini
Nel 1974 venne fondata la Formula One Constructors Association, o FOCA, per incrementare l’organizzazione commerciale della Formula 1 per il beneficio dei team partecipanti. Nel 1978 Bernie Ecclestone entrò nel Consiglio esecutivo della FOCA e iniziò una celebre battaglia con la Fédération Internationale du Sport Automobile o FISA, comandata da Jean Marie Balestre su almeno tre questioni: il controllo dei diritti commerciali e sui diritti televisivi, nonché le questioni tecniche. Le dispute – che raggiunsero punte di asprezza assolute agli inizi di giugno del 1980, con la cancellazione del Gran Premio di Spagna già disputato e dichiarato non valido per il titolo – vennero sedate il 5 marzo 1981 a Parigi, con la mediazione determinante di Enzo Ferrari, quasi un mese dopo l’annullamento di un altro Gran Premio, disputato il 7 febbraio in Sudafrica. Venne firmato il “Patto della Concordia” un contratto che dava alla FOCA di Ecclestone i diritti di negoziare i contratti televisivi, spartendo i proventi con tutte le squadre. Fino alla fine della stagione precedente, i contratti TV non erano molto lucrativi ed erano persino rischiosi. L’Eurovisione, che deteneva i diritti delle riprese, a un certo punto fu costretta a rinunciare poiché la televisione tedesca non voleva continuare a finanziare uno sport nel quale non erano impiegati, in quel momento, né costruttori né piloti del suo paese. Quando i termini del primo Patto finirono nel 1987, Bernie Ecclestone cessò di essere un proprietario di scuderia e stabilì la Formula One Promotions and Administration, abbreviata in FOPA, dedicata ad amministrare i diritti televisivi per le scuderie. La FOPA più avanti è meglio conosciuta come Formula One Management. La FOPA riceveva il 23% dei proventi TV, il 47% andava alle scuderie, e il 30% alla FIA. La FOPA, naturalmente, riceveva tutti i proventi pagati dai promotori dell’evento. In cambio di questo, la FOPA elargiva premi in denaro ai vari teams.

Passato
Nel 1995 la FIA decise di estendere i diritti commerciali della Formula 1 alla Formula One Administration (controllata dalla FOM) per un periodo di 14 anni (e dunque fino al 2009). In cambio, Ecclestone provvede a un pagamento annuale. Quando la FOM ottiene i diritti commerciali esclusivi dalle scuderie più popolari (McLaren, Williams, e la Tyrrell) gli altri team protestarono con decisione minacciando di rigettare il seguente Patto della Concordia da siglare per il 1997. La McLaren, la Williams, la Ferrari e la Renault formarono la GPWC Holdings e iniziarono a stabilire di competere in un campionato diverso dalla F1 dal 2008 quando i loro contratti, all’epoca, avevano scadenza nel 2007. Nel 1999 l’assistenza finanziaria alla FOM venne cancellata a causa di un’investigazione ordinata dalla Commissione Europea di Controllo. La mossa di Ecclestone fu quella di assicurare 1.4 milioni di azioni in Eurobond garantendo alla compagnia profitti futuri.
La Formula 1, dal 1981 in avanti, ha incrementato l’appeal internazionale del pubblico, e molte corporazioni hanno spinto la serie in un mercato sempre più globale, rivaleggiando soltanto con il Campionato del mondo di calcio e le Olimpiadi. Nei primi mesi del 2004 la FOM provvede a versare alla British Racing Drivers' Club 20 milioni di dollari per lavori da effettuare sul circuito per assicurare lo svolgimento del Gran Premio di Gran Bretagna almeno fino al 2015.

Controllo
Dalla fine del 2000 la famiglia di Ecclestone ridusse il possesso della Formula One Holdings al 25% del loro fondo personale, denominato Bambino Holdings. Bernie Ecclestone, naturalmente, rimane ancora stretto controllore della FOM.
epmurdochTre banche, inoltre (una tedesca, la Bayerische Landesbank e due inglesi, la Lehman Brothers e la JP Morgan Chase) acquistano all’inizio del 2005 il 75% della SLEC Holdings, che in quel momento era la holding di controllo principale per tutte le compagnie gestori della F1 (denominata Formula One Group e composta dalla Formula One Holdings, Formula One Administration, la Petara Limited, la stessa FOM e diverse altre). La cordata di banche era sorta a seguito del collasso del Kirch Media Company. Kirch investì ingenti capitali sui diritti della Formula 1 e della Coppa del Mondo – prima dell’avvento di
Rupert Murdoch (nella foto, mentre urla ad Homer Simpson: <<lei non sa chi sono io!!>> – causando una larga perdita che lo portò naturalmente presto alla bancarotta. Queste banche, attivandosi come creditrici, presero il controllo delle azioni che Kirch deteneva sulla SLEC Holdings come una via di recupero di una parte del denaro che doveva a loro. Naturalmente questo controllo non poteva essere trasferito attraverso un simile possesso della Formula One Holdings e delle sue compagnie sussidiarie e operative; in particolare la Formula One Management, che fino alla fine del 2005 è stata responsabile del lato commerciale della Formula 1, prima del passaggio alla CVC Capital Partners.
Dopo la presa di possesso della catena di holding le tre banche (riunite con la Speed Investments) instaurarono una causa presso la High Court of England and Wales dove la Formula One Holdings era chiamata a difendersi. Queste sostenevano di avere il diritto di nominare la maggioranza dei membri dei vari consigli di amministrazione, poiché la divisione di competenze tra queste società diverse non era ben chiara e i componenti erano spesso identici. Il caso venne discusso nella londinese High Court of Justice of England and Wales 59 che il 23 marzo 2005 confermò Bernie Ecclestone ancora in pieno possesso della F1, con i suoi alti guadagni annuali, calcolati in centinaia di milioni di dollari, per almeno oltre 20 anni. Si parlò di risoluzione della causa grazie a un accordo extra giudiziario, anche se i termini dell’accordo non sono mai stati ufficialmente divulgati. Per un osservatore esterno questo accordo poteva risultare ampiamente sfavorevole a Ecclestone, ma il suo status di manager ne usciva praticamente intatto. Secondo una dichiarazione di un portavoce delle banche, queste ultime avevano ottenuto il controllo desiderato.
Tale previsione si rivelò fondata nel novembre del 2005, quando la SLEC Holdings viene venduta da Ecclestone tramite le banche riunite nella Speed Investments. Dopo cinque mesi di trattative e controlli, la CVC Capital Partners annuncia nel marzo 2006 il controllo acquisito sui diritti finanziari e commerciali della Formula 1. La Commissione Europea di Controllo approva la complessa transazione finanziaria, a condizione ulteriore che la CVC acquisisca anche il controllo sulla spagnola Dorna Sports, detentrice dei diritti della MotoGP. Ecclestone investirà il capitale rimasto dentro una nuova compagnia da lui fondata, la Alpha Prema, passando alla condizione di socio di minoranza ma restando al comando dei diritti promozionali e organizzativi della massima serie.

Formula 1 e televisione
La Formula 1 e la televisione hanno avuto da sempre un rapporto sinergico molto stretto, sin dai primi anni sessanta. La stagione 1973 fu la prima ad essere trasmessa in mondovisione, mentre i diritti televisivi fino alla stagione 1980 furono appannaggio dell'Eurovisione prima di passare sotto il controllo di Bernie Ecclestone. A livello di "audience" televisiva è attualmente a livello mondiale il terzo evento più seguito dietro il Campionato del Mondo di Calcio e le Olimpiadi.
Il Gran Premio del Canada della stagione 2005 venne visto da 53 milioni di telespettatori risultando essere così il secondo evento sportivo più visto dell'anno, dietro soltanto la finale della UEFA Champions League. Le 18 gare della stagione 2006 sono state viste complessivamente da 154 milioni di telespettatori; la diretta dell'ultima gara stagionale, il Gran Premio del Brasile 2006, è stata vista da 83 milioni di telespettatori. Secondo le cifre ufficiali fornite dalla Formula One Management, la media dei telespettatori che assistono al singolo evento si aggira attorno ai 58 milioni.
La Formula 1 è vista nel mondo dalla RTL, quella che ha trasmesso più a lungo le gare, la Independent Television (ITV) in Inghilterra (e anche in Canada, via TSN), la SPEED Channel e naturalmente qualche gara trasmessa dalla CBS con i Gran Premi di San Marino, Europa, Spagna e Monaco negli Stati Uniti e molte altre stazioni che trasmettono in diretta. In Australia, la F1 viene trasmessa da Channel Ten. Recentemente, anche l’emittente Al Jazeera nel Medio Oriente ha trasmesso qualche gara in un mercato che fino allora era rimasto abbastanza assopito, almeno prima della nuova gara nel Bahrein e in quella preannunciata negli Emirati Arabi Uniti, ad Abu Dhabi, dove si dovrebbe iniziare a gareggiare a partire dal 2009 e per sette stagioni.

Dall'Eurovisione alla Bernievision
L'Eurovisione rinunciò ai diritti televisivi nei primi anni ottanta perché la televisione tedesca non intendeva continuare a investire in uno sport che in quel momento non aveva impegnati né piloti né costruttori germanici. Durante i primi anni 2000, la "Formula One Administration" governata da Bernie Ecclestone creò un buon numero di marchi registrati, il logo e un sito internet ufficiale per la Formula 1 per donargli un identità ben definita. Ecclestone nel 1996 fu uno dei primi a sperimentare un sistema televisivo digitale di ripresa delle gare (comunemente chiamato "Bernievision") lanciato in occasione del Gran Premio di Germania del 1996 in collaborazione con la televisione satellitare tedesca DF1 trent’anni dopo la prima trasmissione televisiva a colori di un Gran Premio di F1, il Gran Premio di Germania del 1967 corso al Nurburgring. Questo servizio offriva visuali simultanee da diverse posizioni (come la super regia, camere on-board, in alto, in basso, sul retro, a livello suolo, i momenti migliori comunemente detti highlights, riprese dalla pit lane e la schermata dei tempi), che comportava un notevole dispendio di telecamere e diverso personale tecnico–giornalistico rispetto alla trasmissione convenzionale. È stato introdotto in molte nazioni nel corso degli anni (in Italia fu Tele+ con il canale specifico Tele+F1 a offrire tale servizio) ma venne chiuso dopo la fine della stagione 2002 per problemi finanziari.

Riprese digitali, podcasting e videotelefono
ferrariAdesso tutte le stazioni televisive che hanno acquisito i diritti della Formula 1 usufruiscono delle riprese in esclusiva mondiale prodotte dalla Formula One Management, che è l’unico ufficiale. La regia viene coordinata unilateralmente in ciascuna delle nazioni che ospitano il Gran Premio come la ITV per il Gran Premio di Gran Bretagna e la
RAI per il Gran Premio d’Italia, con ciascuna emittente che ha la possibilità di usufruire di telecamere personalizzate. Queste ultime possono essere utilizzate sulla griglia di partenza – in occasione della pausa che intercorre tra la chiusura della pit lane e la partenza del giro di ricognizione prima della gara – e sul retro del paddock per le interviste ai piloti. La sola stazione che ha qualche differenza è il canale tedesco satellitare Premiere, che offre tutte le sessioni di prove – anche quelle libere del venerdì – dal vivo e interattive, incluse naturalmente le riprese on-board. Il servizio è visto in Europa dalla fine del 2002, quando i costi per mantenere una televisione digitale interattiva erano troppo alti e furono in larga parte la causa del fallimento del canale F1 Digital + lanciato attraverso la Sky Digital in Inghilterra. I prezzi erano troppo alti per gli spettatori, i quali potevano comunque vedere le qualifiche e la gara liberamente su ITV. Di recente, in Inghilterra è stato lanciato un servizio di podcasting sulla Formula 1 per la telefonia cellulare di terza generazione. La scommessa per il futuro sarà quella della visione di prove e gare sui videotelefonini, esattamente come già avvenuto durante il campionato del mondo di calcio FIFA nel 2006.

Dal campo lungo alle telecamere on-board
Naturalmente nella storia della Formula 1 e dei suoi rapporti con la televisione non vanno dimenticati il sistema delle riprese, dai primi campi lunghi degli anni sessanta e settanta, alle telecamere posizionate su elicotteri o sul famoso dirigibile della Goodyear – in seguito scomparso – dalle prime sovraimpressioni, in principio sporadiche e poi fisse, per finire con le riprese on-board camera, iniziate con rudimentali sistemi sin dalla metà degli anni sessanta per passare alle sofisticatissime apparecchiature odierne.


postato da: cinno alle ore 11:15 | Permalink | commenti
categoria: