dovrei studiare adesso, ma non ne ho per il cazzo
sono quattro anni che mangio merda e dovrei essere pubblicista, ma non lo sono
dovrei laurerami a luglio, magari per miracolo ce la faccio a settembre
ma io chi sono?
dovrei studiare adesso, ma non ne ho per il cazzo
sono quattro anni che mangio merda e dovrei essere pubblicista, ma non lo sono
dovrei laurerami a luglio, magari per miracolo ce la faccio a settembre
ma io chi sono?

Chi è il misterioso accompagnatore mascherato di Pamela Anderson?
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Certa gente è pronta a negare l'evidenza più evidente, convinta che chi ti ascolta sia stupido, o quanto meno affetto da un qualche simpatico virus che ti inibisce le facoltà intellettive. Oppure, più semplicemente, certa gente ha capito che l'Italia è il paese dove si può fare tutto; dove, in sostanza, il concetto di democrazia è sostituito da quelli del permessivismo e del laissez-faire più totale. E quindi, a certa gente è permesso di andare in televisione a sparare vaccate a destra e a manca. Va bene che una delle regole non scritte della comunicazione dice che più alzi il tiro, più avrai posto in prima pagina, ma non facciamoci prendere la mano.
Dunque, ieri sera me ne stavo spaparanzato sul divano. Sembravo steso come un gatto sulla A-14. Mi stavo esercitando in uno dei miei sport preferiti, ovvero lo zapping forsennato. Da quando poi ho Sky, la situazione è peggiorata. Comunque, ad un certo punto càpito su una rubrica di Sky tg 24, una sorta di tavola rotonda incentarata sulle tifoserie di calcio, in particolare su quello che hanno combinato quelli del Napoli a Roma. Ci sono una conduttrice, un paio di esponenti di sindacati di polizia e commissioni di sicurezza varie, il legale del Napoli calcio e tale signor Cozzolino, membro del Napoli Forum. Scorrono le immagini dell'arrivo dei tifosi del Napoli a Roma Termini. Una falange compatta che urla <<ROMA ROMA VAFFANCULO!>>, molti brandiscono bastoni e altri oggetti contundenti, qualcuno particolarmente fantasioso accende un fumogeno. Dentro la stazione, badate bene. In sottofondo, la voce del signor Cozzolino, che esclama: <<Premesso quello che i napoletani hanno dovuto subire l'anno scorso a S.Siro dagli striscioni razzisti degli interisti (poco simpatici, è vero,ndb), io in queste immagini vedo soltanto gente che corre per andare sugli autobus e non perdersi almeno gli ultimi quaranta minuti di partita. E poi urlano cose che è normale sentire in tutti gli stadi. Perchè nessuno parla del razzismo che dobbiamo subire noi quando veniamo chiamati "Napoli fogna d'Italia"?>>
Non ho resistito, dopo una decina di minuti ho chiuso d'impeto la tv e mi sono infilato a letto, ma chi è che riusciva a prender sonno? Sono infine giunto alle seguenti conclusioni:
E se davvero l'esperimento di Ginevra causasse la fine del mondo?
S'impone, pertanto, la classica stesura di una lista delle 10 cose da fare assolutamente entro oggi, nel caso succedesse quello che qualcuno teme. Nota: tutte queste cose sono da eseguire rigorosamente nudi, ubriachi e con indosso soltando un paio di Ray Ban Wayfarer.
Spero di non aver urtato la sensibilità di qualcuno, si caipsce che è solo una boutade, una occasione per riderci sopra. Se qualcuno ha dei punti da aggiungere alla lista è il benevnuto. Se il mondo oggi non finisce la lista è valida comunque per altre occasioni.
Sembrava che il Portogallo, dopo la finale persa in casa quattro anni fa, si sarebbe preso la propria rivincita vincendo questi europei. Sembrava. Poi sono arrivati i tedeschi (che ho dato vincenti a Vienna il 29 giugno, giorno della finale, già prima che il torneo iniziasse), che hanno impartito una severa lezione fisica (come sempre) e tattica (novità) ai lusitani. Che il Portogallo sia entrato in campo troppo sicuro? Che Felipao pensasse già al Chelsea? Oppure, come sostengono i cabalisti, fare troppo bene al primo turno ti porta inevitabilmente ala sconfitta nella fase successiva?
Molte sono le analogie con l’Olanda. Premetto che ho visto solo fino al primo gol russo, ma mi è bastato e avanzato per capire che i ragazzi di Hiddink (che ha appena pubblicato il volume: “Dimagrire con Hiddink”) se la sono meritata, la semifinale. L’Olanda ha fatto un girone di qualificazione perfetto, asfaltando tutti: ha vinto nettamente contro l’Italia, ha rifilato un poker alla Francia e visto che c’era, ha vinto pure contro Romania, San Marino,
E qui si arriva alle analogie con gli azzurri. Storicamente
somiglianza di praticamente tutta la squadra, i due erano apparsi in gran spolvero contro i francesi. Pare toccherà ad Ambrosini (Oh mio Dio) più ballottaggio Camoranesi/Aquilani. Io propendo per il secondo; d’altronde, lo stesso italo-argentino ha affermato di non stare disputando un buon europeo. Loro si permettono il lusso di tenere Fabregas in panchina Anche noi lo abbiamo fatto con De Rossi, poi si è visto come è andata.
E’ arrivato <<Firefox 3>>, ora si naviga più veloci
Dopo circa due anni di attesa, martedì scorso è finalmente arrivato Firefox 3, detto anche “Gran Paradiso”. Si tratta della terza versione dell’unico browser che sia finora riuscito a mettere in crisi il monopolio di Microsoft Internet Explorer e oggi detiene il 29 per cento del mercato europeo. Per averlo, basta andare sul sito della fondazione no profit che lo sviluppa, Mozilla Foundation e scaricarlo gratuitamente. Il nuovo browser offre, oltre al rinnovamento grafico, ben 15 mila novità. Fra le più incisive, protezioni integrate e automaticamente aggiornate contro il phishing e contro i virus. E per chiudere in bellezza, firefox 3 si presenta anche come il più snello e rapido navigatore mai esistito: corre 9,3 volte più veloce di Internet Explorer 7.
PoGo stampa le tue foto senza usare l’inchiostro
le con un nuovissimo prodotto: si chiama PoGo, è una stampante di foto digitali a colori portatile (grande quanto una mano, può fare uscire sino a 15 foto consecutivamente) e costa 150 dollari (95 euro circa). Inoltre, PoGo è anche molto rispettosa dell’ambiente: grazie alla tecnologia Zink, infatti, la stampantina non utilizza l’inchiostro, ma incide le immagini attraverso il calore che fa sciogliere i cristalli di colore contenuti bella speciale carta che essa utilizza. Per collegarsi al computer, telefono o fotocamera digitale, PoGo utilizza la tecnologia Bluetooth, oppure un semplice cavetto Usb.
Radiazioni da cellulare, il record è di Motorola
Ormai tutti sanno che i telefonini emettono radiazioni elettromagnetiche. Il problema è stabilire la loro reale pericolosità. Nell’attesa di avere risposte scientifiche in merito, è meglio scegliere i modelli a bassa emissione. A tal proposito, la rivista tecnologica Cnet ha condotto alcuni test e ha poi pubblicato un archivio in cui si registrano i livelli di radiazione emanati da ogni tipo di cellulare attualmente in commercio. I peggiori modelli di questa speciale graduatoria sono tutti di marca Motorola (V195s, Slvr L6, Slvr L2, W385). Mentre fra quelli meno pericolosi si segnalano i modelli LG KG800, Motorola Razr V3x e Nokia 9300.
Un anno fa iniziavo la mia avventura come addetto stampa al Giro d'Italia a Vela. Dopo la fine, avevo scritto una piccola pagina di diario che intendeva riassumere quell'esperienza: ve la ripropongo. Buona lettura.

Il 22 giugno 2007 è ripartito il Girovela. Il mio primo Girovela. Mi hanno da poco assunto come addetto stampa. Si parte da Trieste, dove arrivo con Cino, padre e padrone della kermesse da quando è iniziata, diciannove anni fa. Il capo è chiaro: <<Dovrai scrivere i comunicati in questo modo: prima una parte generale sulla regata che si è svolta; poi, la seconda parte va dedicata alle singole barche. Dipende dalla zona in cui si svolgono le regate, o se qualche imbarcazione si è particolarmente distinta>>. Diretto e conciso, non ci si può sbagliare. Arrivati a Trieste ci si renderà conto che non è affatto facile: non conosci nessuno, ne quelli degli equipaggi ne gli altri componenti dell’organizzazione. Poi ci sono i soliti problemi tecnici, tipo l’introvabile connessione internet per inviare i comunicati stampa; senza contare che per stilare questi comunicati bisogna seguire le gare. Allora avvicino il giudice di gara Nicola, altra istituzione del Girovela, e stabilisco con lui l’accordo che mi permette di salire sulla barca comitato, e sarà così per tutto il mese. Il sole è bello forte sul golfo di Trieste, e la mia crema è drammaticamente rimasta in camera. La notte seguente sarà una lunga notte. Attraverso le voci un po’ distorte dei vhf sento nomi tipo “Alfa” o “Quebec”. Con la pazienza che si usa con chi è solito non capire nulla, Nicola mi spiega che quelle sono le lettere dell’alfabeto internazionale. Per fortuna non mi toccherà impararle tutte: le barche sono dodici, ogni barca una lettera. Comincio man mano a conoscere gente: i tre factotum dell’organizzazione Marco, Lorenzo ed Emanuel (Cino li chiama <<i miei uomini>>), la troupe di Sailing Channel (il montatore è Andrea, un messinese che vive fuori, come me), qualcuno dell’equipaggio.
Comincio anche a capire che molti giornalisti ti scambiano per un direttore dell’ufficio stampa: ti chiedono foto, video, permessi per seguire le gare su un gommone. Io emetto solo dei comunicati stampa, ma con estrema gentilezza devio le chiamate ti questo tipo ai diretti interessati (al fotografo del Girovela, o al regista di Sailing, o allo stesso Cino). Le conoscenze aumentano via via che il Girovela va avanti: alla terza tappa, Giulianova, di gente ne conosco già un bel po’. Importante, importantissimo: più conoscenze hai, più informazioni puoi ricevere se ne hai bisogno per i tuoi comunicati. Conosci anche città e paesi che magari non avevi mai visto. Chi c’era mai stato a Giulianova? O a Bisceglie? Impari a scoprire i posti migliori dove mangiare, sfruttando l’esperienza di chi ha fatto le precedenti edizioni. A Brindisi sai già cosa vuol dire “bordeggiare sotto costa”. A Crotone ci rimaniamo cinque giorni, perché la tappa successiva, quella di S.Maria di Leuca, è saltata: giorni d’inferno per il caldo e per le regate (per il troppo vento una viene rinviata). Inoltre è passato metà mese, la nostalgia di casa e la stanchezza cominciano a farsi sentire. Ma come la macchina del Giro va avanti superando gli ostacoli, così anche il suo addetto stampa non può certo tirarsi indietro: l’obiettivo è arrivare a Ostia. Ecco perché il Giro è un’esperienza che mi sento di consigliare: perché nonostante i momenti difficili vissuti, i nervosismi, le piccole incomprensioni vissute ogni giorno, sai che tutto questo ti fa crescere. Può sembrare semplice retorica, ma come si spiega il fatto che a Giro finito, qualche giorno dopo, tutto questo, difficoltà comprese, già mi mancava?
L'idea di privacy in rete si presta a diverse considerazioni. La prima si ricollega allo spauracchio della censura su internet: sembra un controsenso, ma anche la rete è soggetta a forti limitazioni. Il problema è però più complesso: il divieto di diffondere informazioni personali su un individuo, va effettivamente a ledere il grado di libertà di espressione della rete? Nel caos dovuto all'assenza di una legislazione adeguata, la risposta degli utenti di Internet sembra, allo stato dei fatti, essere: "chissenefrega". Questa leggerezza nel considerare questo tema è data dalla doppia faccia che la privacy assume sul web (e dalla scarsa sensazione di punibilità quando ci si trova in una di quelle faccie).
In sostanza: ciascuno di noi può essere su Internet come soggetto operante (se ha un sito, un blog, è in una chat, lascia un commento...) o come oggetto passivo (se qualcuno parla, scrive, carica immagini o filmati su di noi). Quando si è dalla parte attiva si hanno tutte le possibilità di rimanere nel più completo anonimato (almeno nei confronti della maggior parte degli utenti). Un nickname o un avatar spesso bastano a creare una barriere di privacy che solo il soggetto può, volontariamente, oltrepassare.Cosa ancora più meravigliosa, la modalità di diffusione di una licenza copyleft. Con il mito di wikipedia e di altre iniziative dove altre persone si danno da fare per concedere gratuitamente qualcosa alla collettività, si può ben apprezzare l'idea iniziale di Richard Stallman, inventore del copyleft, di renderlo obbligatorio per i programmi derivati da sorgenti in copyleft. Questa grande idea, che apre e guarda verso una comunità globale, è però realizzata oggi solo nei copyleft forti, mentre quelli di tipo debole, dopo aver subito modifiche, vengono rivenduti licenziati da un tradizionale copyright.
Tratto dal blog di Eugenio Fedolfi. Mi toccherà offrirti una cena, o una quota di un'eventuale partita a calcetto al raquet...ci metto anche il carico da undici: non ti farò neanche mezzo fallo!
Piccola postilla al post, per rispondere ad un commento particolarmente accorato dello stesso Eugenio:
Rosicata deriva dal verbo "rosicare", contrazione di "rosicchiare". Nell'accezione originale, indica quel compulsivo atteggiamento degli animali roditori che li porta a rodere minutamente, a piccoli morsi, pezzi di legno o materiali di durevolezza e consistenza simili.
Comunemente, invece, rosicata è un termine che sta ad indicare quello stato d'animo di una persona a metà strada tra la pura invidia e uno stato confusionale generalizzato.
Nell'odierno gergo di internet, questo termine viene usato per indicare gli atteggiamenti di quelle persone che si rendono protagoniste (in generale sui forum o sui newsgroup, ma l'accezione vale anche per mailing list e per qualunque altro punto di ritrovo virtuale) di attacchi insensati e gratuiti verso altri utenti del web o anche persone del tutto estranee all'eventuale contesto virtuale.
Far rosicare, inoltre, è considerato uno dei fini ultimi, probabilmente il più importante, dei troll e in generale di tutte le azioni di trolling che si verificano sui forum e sui newsgroup. Quando il numero delle persone che rosicano è elevato ed il tono delle minacce a lui rivolte rasenta l'ambito personale, si dice, infatti, che il troll abbia in pieno raggiunto il suo scopo.
Cominciamo con le scuse. Lo so, non sarà il modo migliore di condurre un blog, questo: è già il terzo post, oggi, dopo una certa assenza. Ma le scuse ci sono.
Una banale, banalissima: è il mio primo blog, mi ci devo ancora abituare e...vabbè sembra di essere tornati ai tempi del liceo, quando venivo chiamato alla lavagna dalla temibile Prof. Pescetti (mate e fisica, materie dove non è che proprio brillassi ecco): <<eeehhh...professoresaaaa...non ho potuto studiareee...>> e all'immancabile <<perchè?>> (solitamente accompagnato da una faccia tipo Jack Nicolson in Shining) seguiva un <<sono dovuto andare al Camel Trophy>> o <<ero al matrimonio di mia nonna>> o addirittura <<sono stato in Argentina al funerale di mio zio Diego Armando>>.
La seconda è meno banale: ho dovuto affrontare due esami in un giorno, ieri: due bei trenta ottenuti isolandosi dal mondo e rinunciando agli aperitivi sulla spiaggia. Scherzi a parte, me li sono sudati e mi sono assentato così dal blog.
La terza, lo vogliate o no, è la seguente. Una piccola rifessione che propongo agli amanti dei nuovi media (chi pronuncia midia è pregato di uscire dal blog, please): solitamente i computer dovrebbero risolverti i problemi, non creartene di nuovi ed inaspettati. Dovrebbero aiutarti, ad esempio, a impaginare testi, non spegnersi e riaccendersi a loro piacimento.
Veniamo alla settima lezione e basta piagnistei.
Come una tecnologia influisce sul linguaggio.
Come sempre le modifiche non vanno tutte nella stessa direzione: alcuni linguaggi si sono evoluti (internet e telefonino hanno raggiunto grandi livelli di rapidità comunicativa), altri sono involuti (sopra tutti il totem quotidiano tradizionale, che oltre a mantenere la sua fisiologica lentezza, ha anche abbassato qualitativamente il lovello della sua comunicazione).
La velocità di comunicazione diventa quindi un criterio fondamentale, un discrimine fra una comunicazione efficace e una inutile (ovviamente efficace o inutile a discrezione del mercato). Ma l'esigenza di velocità rende impossibile l'elaborazione e la cura di un linguaggio. Quale soluzione si prospetta all'orizzonte? La parola si ridurrà a semplice strumento di accompagnamento dell'immagine? A salvarci dal totalitarismo delle didascalie sarà la specializzazione del linguaggio, conseguenza inevitabile di quel processo ancora da venire che è una differenziazione dei target. Quando i vari comunicatori smetteranno di essere generalisti e si sceglieranno ciascuno una nicchia in cui sopravvivere, verrà naturale la creazione di un linguaggio dedicato, che unirà e fidelizzerà gli appartenenti ad una determinata nicchia (persino indipendentemente dal contenuto della comunicazione). Il giornalista tradizionale muore, ma nascono tante figure specializzate pronte a farsi largo fra la selva di copincollisti.
Propongo la seconda piccola (piccolissima) riflessione. Sul suo blog, Eugenio chiude il discorso sulla lezione chiedendo: pronti alla sfida? Certo: siamo giovani e di belle speranze, se la sfida non la racogliamo noi chi deve mai farlo? La sfida, poi, in effetti è già cominciata. Sta a noi raccogliere il guanto. L'epopea dei grandi giornalisti sportivi-cantori, per esempio, è già finita da un pezzo. D'altronde è il mercato che lo richiede. Ma come all'epoca esisteva già un linguaggio specializzato (vedi Brera), ora si è aggiunto il fattore-equazione nuove tecnolgie=velocità a restringere ulteriormente il campo. Il linguaggio giornalistico è sempre stato un'isola a sè, oggi ancor di più per quanto appena detto. Questo a dimostrare che i giornalisti sportivi sono sempre avanti. E scusate se è poco.
Vediamo in breve di capire perché.
Gain Paolo Ormezzano, brillante giornalista sportivo che ha ragionato sul proprio mestiere (nel suo saggio in “La stampa italiana nell’età della tv”), divide l’evoluzione del giornalismo sportivo in tre tempi ai quali dà etichette paradossali: amore, erotismo, pornografia. Il primo tempo è stato quello dei giornalisti cantori dello sport. Il secondo è caratterizzato dallo <<studiare, raffinare, legittimare, magari anche letterariamente, questo amore>>. La spiegazione che dà per il terzo tempo è: <<lo sport è ormai diventato un’immane, totale operazione di voyeurismo e la stampa scritta è lo strumento per una pratica documentata di esso>>.
Facciamo un esempio. L’apporto della televisione, ovviamente, è fondamentale. Per questo la “Gazzetta” e gli altri fogli pubblicano con evidenza i programmi sportivi delle emittenti. La sera del 22 novembre 1997 quasi due miliardi di persone nel mondo hanno visto il derby Milan-Inter. La televisione mostra lo spettacolo in diretta attraverso la tv satellitare; la stampa, prima e dopo lo spettacolo, offre un ricco contorno fatto di anticipazioni, retroscena , opinioni degli allenatori, dei calciatori dei tifosi. Pettegolezzi, descrizioni e analisi dei personaggi (in campo ed in tribuna). Talvolta offre pure spunti moralistici. I, tutto con un linguaggio spettacolare e urlato, una titolatura forte e nera e diverse foto a colori. Il giorno dell’incontro il lettore della Gazza è stato salutato con questo titolo: FENOMENALE INTER-MILAN, con ovvio riferimento a Ronaldo.
Andare a braccetto con la tv satellitare ha favorito ulteriormente il linguaggio sportivo e la sua capacità di adattamento.
Negli ultimi anni ha avuto luogo un'efficace digitalizzazione della radio e della tv che hanno sfruttato in modo immediato tutte le moderne tecnologie messe a disposizione. Oggi, mediante strumenti come lo streaming è possibile vedere in rete una grande quantità di contenuti che tradizionalmente guarderemmo in tv, oltre a visualizzare e scaricare filmati e scene che ci eravamo persi. Anche in questo caso l'interattività la fa da padrona.Lo sviluppo della televisione digitale e le sue interazioni con internet hanno delineato un nuovo panorama caratterizzato da:
ldings e ultimamente, la Alpha Prema Limited. Al 2005 ha 209 filiali nel mondo. Si occupa di organizzare eventi sportivi in arene e stadi e della produzione di filmati e distribuzione video. (Fonte: ICC Directory of UK Companies). Pubblica la rivista ufficiale della Formula 1, Formula One Magazine, e lanciò inoltre nella metà degli anni '90 la televisione digitale sulla F1, chiusa alla fine del 2002 per problemi finanziari.
Tre banche, inoltre (una tedesca, la Bayerische Landesbank e due inglesi, la Lehman Brothers e la JP Morgan Chase) acquistano all’inizio del 2005 il 75% della SLEC Holdings, che in quel momento era la holding di controllo principale per tutte le compagnie gestori della F1 (denominata Formula One Group e composta dalla Formula One Holdings, Formula One Administration, la Petara Limited, la stessa FOM e diverse altre). La cordata di banche era sorta a seguito del collasso del Kirch Media Company. Kirch investì ingenti capitali sui diritti della Formula 1 e della Coppa del Mondo – prima dell’avvento di Rupert Murdoch (nella foto, mentre urla ad Homer Simpson: <<lei non sa chi sono io!!>> – causando una larga perdita che lo portò naturalmente presto alla bancarotta. Queste banche, attivandosi come creditrici, presero il controllo delle azioni che Kirch deteneva sulla SLEC Holdings come una via di recupero di una parte del denaro che doveva a loro. Naturalmente questo controllo non poteva essere trasferito attraverso un simile possesso della Formula One Holdings e delle sue compagnie sussidiarie e operative; in particolare la Formula One Management, che fino alla fine del 2005 è stata responsabile del lato commerciale della Formula 1, prima del passaggio alla CVC Capital Partners.
Adesso tutte le stazioni televisive che hanno acquisito i diritti della Formula 1 usufruiscono delle riprese in esclusiva mondiale prodotte dalla Formula One Management, che è l’unico ufficiale. La regia viene coordinata unilateralmente in ciascuna delle nazioni che ospitano il Gran Premio come la ITV per il Gran Premio di Gran Bretagna e la RAI per il Gran Premio d’Italia, con ciascuna emittente che ha la possibilità di usufruire di telecamere personalizzate. Queste ultime possono essere utilizzate sulla griglia di partenza – in occasione della pausa che intercorre tra la chiusura della pit lane e la partenza del giro di ricognizione prima della gara – e sul retro del paddock per le interviste ai piloti. La sola stazione che ha qualche differenza è il canale tedesco satellitare Premiere, che offre tutte le sessioni di prove – anche quelle libere del venerdì – dal vivo e interattive, incluse naturalmente le riprese on-board. Il servizio è visto in Europa dalla fine del 2002, quando i costi per mantenere una televisione digitale interattiva erano troppo alti e furono in larga parte la causa del fallimento del canale F1 Digital + lanciato attraverso la Sky Digital in Inghilterra. I prezzi erano troppo alti per gli spettatori, i quali potevano comunque vedere le qualifiche e la gara liberamente su ITV. Di recente, in Inghilterra è stato lanciato un servizio di podcasting sulla Formula 1 per la telefonia cellulare di terza generazione. La scommessa per il futuro sarà quella della visione di prove e gare sui videotelefonini, esattamente come già avvenuto durante il campionato del mondo di calcio FIFA nel 2006.